giovedì 9 febbraio 2012

Si spegne il Manifesto

Una brutta campana:
Sull'home page del Manifesto si legge:


Gli spazi vitali della democrazia si assotigliano sempre di più. La democrazia è diventato un orpello fastidioso per le procedure d'urgenza che vengono adottate per condurre l'ordinaria amministrazione della società di mercato.
Giornali, partiti e associazioni sono cose inutili e costose. Resteranno solo quelle che si possono auto finanziare o quelle segrete, che sono, da sempre, operose e solerti.

Gli Slogan del PD

Leggo, forse un po' in ritardo, che il PD avrà come slogan da qui alle prossime elezioni (amministrative) l'Italia bene Comune
Dice il segretario Bersani alla Repubblica:
Ribadiamo a tutti gli interlocutori la nostra scelta di appoggiare un governo che abbiamo voluto in nome dell'Italia prima di tutto. Anzi, anticipo il nostro nuovo slogan: Italia bene comune. Non pretendiamo che (il governo, inciso mio) assuma il 100 per cento delle nostre proposte. Ma il punto è non aprire un fossato tra l'esecutivo e l'opinione pubblica. Se passa l'idea che si può allungare l'età pensionabile di un infermiere di 4 anni ma non si possono toccare notai, banche e titolari di farmacie si crea un problema serio. Lo dico per dare forza al governo non per indebolirlo.


Al di là del giudizio che si può dare sull'appoggio al governo, che c'entra associare la parola d'ordine dei BENI COMUNI con l'intero paese?
Per bene comune si intende qualcosa di inalienabile: l'acqua ad esempio o l'aria. Roba che non dovrebbe essere privatizzata ma essere di tutti e per tutti. Non deve essere un bene da SPA per intenderci (quindi qualcosina in qual senso lo potrebbero fare anche le amministrazioni di centro sinistra da subito, senza attendere le prossime (?) elezioni).
L'elenco può essere ben più lungo (suolo?, Energia? ecc..) ma già con l'acqua si fa la sua fatica...
Per estendere a tutto il paese l'idea di Bene comune, si dovrebbe pensare che ogni suo aspetto sia assimibilabile a quelle entità "inalienabili" sopra indicate. Ciò significa che tutto, dal negozio sotto casa, alla licenza del taxista, allo studio notarile su su fino alla FIAT, dovrebbe entrare nella categoria dei beni di tutti e per tutti. Questa cosa, in linea di principio, si potrebbe anche proporre. Però questa idea assomiglia troppo pericolosamente a una cosa alla quale nessuno più, in particolare i dirigenti del PD, si vuol fare assimilare: il COMUNISMO.
Prima di appropriarsi di parole d'ordine ad effetto, sarebbe opportuno in minimo di riflessione, perché il pensiero è  un Bene comune, oltre che individuale, e lo si può usare senza paura di dissiparlo.

mercoledì 15 giugno 2011

Un po' di statistiche sugli eletti nei Consigli di Quartiere di Bologna

Mi sono passato il tempo a fare un po' di statistiche sui consiglieri di quartiere di Bologna, stimolato dal fatto di avere "scoperto" di essere il membro anziano del mio :-((
I dati li ho tratti dal sito di Repubblica Bologna e da BolognaToday , perché fino ad ora, sul sito del Comune, non ci sono i dati ufficiali (o almeno io non li ho trovati). Sul sito del Comune è possibile invece attingere alle liste dei diversi quartieri, da cui ricavare la data di nascita.
Le informazioni che seguono sono quindi approssimate, perché possono esserci errori nei siti delle testate giornalistiche e rinunce dell'ultimo momento. Statisticamente, comunque, il quadro dovrebbe essere corretto.

A Bologna ci sono 9 Consigli di Quartier con 152 consiglieri letti.
L’età media si assesta a 40.7 anni. Solo 1/3 degli eletti ha però più di 41 anni
La palma del consigliere più anziano se la spartiscono la lista di Centrosinistra (CS)  e di PDL-Lega. Entrambi hanno eletto un consigliere di 72 anni. Il CS a Borgo Panigale e PDL-Lega a S.Stefano.
I due consiglieri più giovani (appena 19 anni) sono entrambi del CS eletti uno Saragozza e l'altro a Savena
Il Consiglio più giovane è S.DONATO (età media 34.2) che ha anche il Presidente più giovane (Simone Borsari, 35 anni)
Il Consiglio più vecchio, è S.STEFANO (42.7 anni).
Tutti le liste hanno espresso consiglieri con una età media fra 36 e 45 anni.
Il Consiglio di quartiere Reno (il mio) ha una età media di 39.5 anni e si colloca al quarto posto per età.
Io sono al 132° posto :-((( 

Due note anche sulla rappresentanza di genere. A livello cittadino rispettiamo la direttiva europea, avendo superato il 33% di donne elette (33.6% per l’esattezza).
Il quartiere più rosa è Navile (40%). Quello con la minore rappresentanza femminile è Reno (27%). Un buon segnale è che 4 presidenti su 9 sono donne.

La distribuzione dei consiglieri fra le liste è la seguente: 86 consiglieri per il CS, 46 a PDL-Lega, 16 al Movimento 5 Stelle e 4 (così almeno mi risulta) della Lista Aldrovandi.

La prima riunione

Ieri sera alle 20 si è insediato il Consiglio di Quartiere Reno. C'era anche il Sindaco Merola seduto al centro del tavolo a ferro di cavallo, come quello dei pranzi di matrimonio. Due assessori e qualche consigliere mescolati tra le persone arrivate ad assistere alla prima riunione. Spiccava la presenza di Cevenini. C'era davvero un mucchio di gente. Solo posti in piedi o sui gradoni nella  non certo piccola sala, Falcone-Borsellino. Un po' di facce emozionate al tavolo. Corpi un po' tesi infilati dentro vestiti di ordinanza un po' casual. Insomma un piccolo-grande evento. Fiori sul tavolo di fronte alla sedia del presidente in pectore, Vincenzo Naldi, che poi, dopo l'insediamento ufficiale del consiglio, è diventato anche presidente di fatto con i voti favorevoli della lista centrosinistra Reno, l'astensione di PDL- Lega e il granitico voto contrario del Movimento 5 stelle, che poi, chissà perché, ha votato contro anche alla immediata esecutibilità dell'atto (provvedimento che serve unicamente a ridurre a zero i tempi dell'iter burocratico della nomina). Forse un po' di inesperienza, ha giocato un brutto tiro.
Di pochi esperti, del resto ce ne sono diversi. Pochi consiglieri possono vantare un passato lungo in Consiglio e ci sarà da imparare. In fretta perché di cose da fare ce ne sono tante. E bisogna fare tutti di tutto per cogliere il refolo di vento che si è alzato in questo paese
Anche io, che avevo letto nel regolamento che avrei dovuto convocare la prima riunione, perché membro anziano, avevo interpretato che avrei dovuto anche dire due parole di circostanza e mi ero scervellato un po' per tirare fuori due frasi "alla Napolitano": voliamoci bene, siamo qui per tutti e così via.
Invece non ce ne è stato bisogno. Ha fatto tutto da ottimo cerimoniere il passato-attuale presidente. E le cose sono filate lisce come l'olio.
La platea ha partecipato per tutta la serata agli interventi di "prammatica" dei consiglieri. Ma solo con applausi. Non c'è stato nessun tifo "contro". C'è stato rispetto per tutte le posizioni e anche questo e da mettere nella colonna degli attivi.
Alla fine, nel suo saluto, Merola è riuscito a scaldare i cuori delle persone. Parlando da "primo tra pari" è riuscito a ridimensionare il ruolo del sindaco a un livello umano (non sarò un sindaco "fenomeno", ha detto) ma, così facendo, ne ha esaltato il ruolo di "primo fra pari". Un sindaco normale che vuole controllo, partecipazione e condivisione. L'ho trovato anche più rilassato e a suo agio, fuori dai compiti necessari della lunga campagna elettorale.
Insomma tanti buoni segni, dentro e fuori la sala e prima e dopo questa prima riunione.
Non c'è che da tenere viva la fiammella... e lavorare sodo.

martedì 14 giugno 2011

E adesso?

Che titolo impegnativo. Ricorda i pesanti editoriali di Rinascita (qualcuno la ricorda??).

Però il risultato delle amministrative prima e quello dei referendum è una campana che suona decisamente a morto per il nostro presidente del consiglio e che impone di predisporsi e attrezzarsi all'autunno dello sceicco che non cederà facilmente il posto.

La prima riflessione riguarda proprio l'attaccamento di B. al suo posto. Il fatto che la persona Berlusconi sia "a prescindere" ancora sostenuta da un 30% circa di italiani depone a favore della sua grande abilità mediatica o della perversa abilità ad ottunder le coscienze che, forse, stanno ricominciando a svegliarsi. Ma ci fa anche pensare che vi sia un esteso "sistema di potere" che non vuole (permette?) all'uomo politico Berlusconi di allontanarsi verso un <i>buen retiro</i> in una compiacente isola caraibica. Un sistema che lo sostiene, al momento della necessità, anche con robuste iniezioni di voti.

Di fronte ad una concreta ipotesi di tracollo e ipotesi di successione risibili (da Alfano alla Gelmini..) è quindi lecito attenderci colpi di coda da parte di numerosi coccodrilli. E attrezzarsi per non esserne travolti.

La sinistra  deve essere capace di interpretare bene il doppio risultato di maggio e giugno. Sarebbe interessante intanto (magari qualche statistico o sociologo potrebbe offrirla come titolo di una tesi di laurea) capire se il 57% di votanti ai referendum sono solo una fetta dei votanti "abituali" o se sono state mobilitate, sui temi referendari, fasce di popolazione che si erano disaffezionate alle precedenti consultazioni elettorali. Non sarebbe cosa da poco, vista la diminuita affluenza alle urne ai ballottaggi (complice anche del risultato "clamoroso" di De Magistris)
Sarebbe interessante iniziare a fare una lista di temi su cui assumere posizioni che siano allo stesso tempo credibili e capaci di marcare un cambiamento con l'attuale regime.
Ne elenco alcuni.
1) L'educazione pubblica. Che ne facciamo delle "Riforme Gelmini"? Siamo in grado di programmare davvero un'estensione del tempo pieno, a partire dall'abolizione del tetto del numero di classi per provincia? Su quali capitoli di spesa possiamo caricare i maggiori oneri (che sono in realtà investimenti)? Abbiamo la voglia e la capacità di riaprire il tema dell'istruzione secondaria (anch'essa brutalmente tagliata)?
2) La riforma dell'Università.  Gli Atenei stanno ancora arrancando per scrivere gli statuti per forzarli alle richieste di una legge assurda e dirigista. Vogliamo chiamare a una "macchina indietro tutta"?
3) Diritti del lavoro e relazioni industriali. Stiamo dalla parte della FIAT e di Ichino o della Fiom e di Landini? O in mezzo alle due?
4) I referendum hanno posto in primo piano il tema dei beni comuni e ci hanno fatto capire che un buon 50% degli italiani ci tiene che siano pubblici. Si dovrà fare una riflessione su quale bene sia comune. Io ci vedo: la salute, l'educazione, le risorse energetiche e ambientali. E possibile riconsiderare il ruolo del pubblico, riconsegnandoli un ruolo di governo diretto e non solo di controllo "a distanza", dei beni comuni?

domenica 12 giugno 2011

Prima convocazione del Consiglio di Quartiere Reno

Alè, si comincia

Martedì 14 giugno 2011 alle ore 20

Presso la sala "Falcone Borsellino", via Battindarno 123


ODG
Convalida dei Consiglieri
Elezione del Presidente

Sarà presente il Sindaco Virginio Merola

mercoledì 18 maggio 2011

Numeri e voto

Cerco di analizzare nei limiti delle mie capacità l'andamento elettorale. Nelle valutazioni di risultati elettorali bisogna tenere a mente i numeri.
Cominciamo con il PD.

Il PD nel 2009 prese 85.183 voti pari al 39,93%. Nelle ultime consultazioni si è fermato a 72.335 (38,28%). Da tenere presente che nel 2004 i DS presero 80.133 voti (85.000 i voti nel comune per il consiglio provinciale)
Parte dei 12.848 voti che hanno cambiato destinazione nel giro di due anni sono stati intercettati presumo dall'astensione (però in calo) dai grillini e dalla lista di Amelia. Si dovrà fare, dopo i doverosi festeggiamenti, una analisi attenta del voto. E capire da dove deriva il calo di circa l'1.5 % dei consensi e dove si è indirizzato.

Una vittoria di coalizione

Secondo me, e so che molti sono in disaccordo, la cosa buona che si porta dietro la vittoria di Merola è stato il fatto che a vincere è stata una coalizione di forze autonome ma con una prospettiva comune.
Ci si augura, e sembra che le prime dichiarazioni di Merola e della Frascaroli vadano in questa direzione, che si sia l'intelligenza e la cultura politiche per fare nascere dalle differenze che ci sono, ricchezze di elaborazione e proposte e non veti e steccati.
Tutti dovranno avere la mente aperta. Potrebbe diventare un bel laboratorio, se ci si impegna.